Federazione Italiana per la Cremazione

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Storia della cremazione in Italia

Il primo tempio crematorio costruito in Italia si trova all’interno del Cimitero Monumentale di Milano

 

Nel 1876 nacque la Società milanese di cremazione. Fra i suoi promotori il se. Malachia De Cristoforis (veterano garibaldino) il dott. Gaetano Pini (poi cancelliere dell'Ordine massonico), il prof. Giovanni Polli, Celeste Clericetti, Osvaldo Lazzati, Giovanni Sacchi, Giulio Mylius, Giuseppe Pozzi.


Successivamente sorsero Società di cremazione (SO.CREM.) a Pavia (1881), Lodi (1887), Roma, Cremona, Brescia (1883), Padova, Udine, Varese, Novara, Firenze, Livorno, Pisa (1884), Como (1886), Asti, Sanremo, Torino (1887), Mantova, Verona (1888), Bologna (1889), Modena (1890), Venezia (1892), Spoleto (1894), Perugia (1895), Genova (1897), Pistoia (1901), Bergamo (1902), Monza (1903), Bra (1904), Savona (1911). Ne sorsero altre ancora ad Arezzo, Codogno, Ferrara, Pallanza, Piacenza, Spezia. Nel corso degli anni si raggiunse il numero di 36 città dotate di forno crematorio. Poi, a causa del regime fascista alleato alla Chiesa Cattolica, vi fu un certo regresso, per cui le SO.CREM. si ridussero ad una ventina.


La "Società per la cremazione" di Milano svolse un'attiva propaganda in Italia ed all'estero mediante bollettini, articoli su giornali politici e medici, conferenze, riunioni popolari, pubblicazioni tecniche.


Il "Congresso internazionale di igiene" (Torino, 1880) tenne una seduta speciale a Milano, il 12 settembre, per assistere a esperimenti di cremazione e per fondare una "Commissione internazionale" che d'accordo con la Società milanese, condusse vittoriosamente negli anni successivi la battaglia per la nuova riforma (Il congresso adottò il vocabolo "cremazione" in luogo di "incinerazione"). I delegati delle 14 Nazioni rappresentate (Italia, Francia, Belgio, Germania, Russia, Inghilterra, Svizzera, Spagna, Portogallo, Austria-Ungheria, Olanda, Romania, Grecia, Egitto) votarono una mozione la quale chiedeva: A) che i diversi Stati provvedano prontamente con leggi speciali alla pratica regolare della "cremazione" facoltativa dei cadaveri; B) che
i Governi, che hanno accettato la Convenzione sanitaria di Ginevra, aggiungano un articolo in base a cui gli eserciti siano provvisti di apparecchi speciali trasportabili per effettuare la cremazione dei morti sui campi di battaglia.

 

Nel 1882 si svolse a Modena il primo congresso delle Società italiane per la cremazione. Le 24 Società presenti approvarono l'istituzione e lo statuto della "Lega delle Società italiane per la cremazione". Presidenti il sen. prof. Giovanni Cantoni e il sen. dott. Malachia de Cristoforis.


Intanto la Chiesa, ritenendo che la cremazione avesse carattere antireligioso perché propugnata da esponenti della Massoneria e del Socialismo, prese posizione con un documento del Sant'Uffizio nel 1886, in cui negava la messa d'esequie a chi avesse ordinato la cremazione della propria salma.

 

Nel luglio 1888 fu approvata la "Legge sull'Igiene e Sanità pubblica del Regno" (cosiddetta legge Crispi) la quale all'art. 59 prescriveva: "La cremazione dei cadaveri umani deve essere fatta in crematori approvati dal medico provinciale. I Comuni dovranno sempre concedere gratuitamente l'area necessaria nei cimiteri per la costruzione crematori. Le urne cinerarie, contenenti i residui della completa cremazione, possono essere collocate nei cimiteri o in cappelle o in templi appartenenti ad Enti morali riconosciuti dallo Stato od in colombari privati aventi destinazione stabile ed in modo da essere assicurate da ogni profanazione": L'articolo 59 divenne poi l'articolo 198 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie (1· agosto 1907).

 

Da allora l'attività dei cremazionisti fu diretta, con fervore a indire Congressi nazionali e internazionali, a risolvere problemi di indole tecnica e sociale-legislativa, a combattere i pregiudizi di ispirazione religiosa e conservatrice.  

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